Mi hanno pubblicato un articolo su jugo.
C'è anche scritto che chi vuole mi può contattare su Scribox, se sono rimasti affascinati dalla mia scrittura e vorrebbero che preparassi un articolo per loro ... l'ho scoperto oggi, dopo una settimana. E non mi ha cercato nessuno ancora.
Scribox sembra tanto figo, c'è chi cerca qualcuno disposto a scrivere un articolo di 300 parole per 3 euro (considerato che prima di scrivere qualcosa quasi sicuramente devo fare un minimo di ricerca, io ci metterei almeno un paio d'ore) e centinaia di persone disposte a farlo. Ma a me non mi prende mai nessuno. :(
Mi sa che devo cercarmi un altro lavoro.
a spasso con Katty
Wednesday, 24 April 2013
Wednesday, 27 March 2013
Un’insolita vacanza di Pasqua per due a Parigi
Se volete approfittare della Pasqua per
scoprire (o riscoprire) la Ville Lumière con la vostra dolce metà ma non volete cadere
nel cliché delle solite vacanze a Parigi con visita di rigore a Tour Eiffel,
Arco di Trionfo e simili, eccovi qualche idea per scoprire con nuovi occhi il
lato romantico della capitale francese.
La
Sainte-Chapelle: da reliquiario a tempio della musica
La Sainte-Chapelle
è uno dei maggiori capolavori dell’architettura gotica, non soltanto di Parigi
ma dell’Europa intera. Costruita nel periodo 1246-1248 per volere del re Luigi
IX di Francia, questo splendido edificio su due livelli fu progettato per
essere al tempo stesso cappella reale ed un importante centro della
cristianità: le magnifiche vetrate duecentesche ed il rosone gotico-fiammeggiante
del Quattrocento (raffiguranti, rispettivamente, scene della Bibbia e
dell’Apocalisse) irradiano di luce e colori il luogo dove a lungo vennero
custodite la Corona di Spine, un pezzo della Vera Croce ed altre preziose
reliquie legate alla Passione di Gesù.
Oggi la Sainte-Chapelle è sconsacrata ed al
posto dell’antico palazzo reale medievale ci sono edifici del Palazzo di
Giustizia di Parigi ma questo non toglie nulla alla bellezza suggestiva ed
all’eleganza di Sainte-Chapelle, che viene spesso utilizzata per concerti e
manifestazioni musicali. Il calendario dei concerti in occasione della
Settimana Santa 2013 è molto ricco e prevede le Quattro Stagioni di Vivaldi,
una selezione dei migliori brani di musica sacra composti da Mozart, Schubert,
Bach, Gounod e Caccini, il tradizionale concerto di Pasqua e molto altro
ancora. Un’occasione unica per ammirare un capolavoro dell’arte facendosi
rapire dalle note delle migliori orchestre di musica classica francesi.
Per chi invece desidera cogliere l’occasione
per ammirare le antiche reliquie legate alla Pasqua, invece, basterà fare una
passeggiata fino alla vicina cattedrale di Notre-Dame de Paris - un’altra meta immancabile
nelle più classiche vacanze a Parigi.
Le Mur des Je T'Aime: le parole del cuore in oltre 300 lingue
Il quartiere di Montmartre, noto anche come
“quartiere degli artisti” è certamente una delle mete preferite dai turisti,
ansiosi di trovare un vero assaggio di vita bohèmienne tra le strade che brulicano di ristoranti più o meno
etnici e negozi di souvenir più o meno originali. Se è vero che le Anche una
zona così famosa, però, può ospitare piccole sorprese: Le Mur des Je T’Aime (letteralmente: il muro dei “ti amo”) è una di
queste.
Realizzata dall’artista Frédéric
Baron in collaborazione con Claire Kito,
quest’installazione di oltre 40 m² di superficie accoglie la frase “ti amo” in oltre 300 lingue e
dialetti del mondo. L’opera è situata all’interno di un giardino pubblico, a
pochi passi dalla fermata della metropolitana Abbesses (linea 12). Un’occasione
ideale, dunque, per godersi una pausa di relax in compagnia della persona amata
e per scoprire un altro piccolo tesoro dell’arte: l’accesso alla fermata
Abbesses, infatti, ospita una delle due edicole originali realizzate da Hector
Guimard, il principale esponente dell’Art Nouveau in Francia.
À La Mère De Famille: bontà di altri tempi
Se durante la vostra
vacanza a Parigi non volete rinunciare al tradizionale uovo di cioccolato, vi
consiglio di fare una sosta al 35 di Rue du
Faubourg-Montmartre. Qui troverete la sede storica di À La Mère De Famille, la più antica
cioccolateria di Parigi (fondata nel 1761).
Passare davanti alle
vetrine di questo storico locale metterà a dura prova anche i più ferventi
sostenitori delle diete ed il delizioso profumo di cioccolato, pasta di
mandorle e delle altre squisitezze che hanno fatto la fortuna della maison nei secoli vi farà venir voglia
di tornare bambini e di tuffarvi alla ricerca delle uova di cioccolato
magicamente trasportate dalle campane in occasione della Pasqua.
Monday, 26 November 2012
Flash your tits!
Questo mi consiglierebbero i miei amici britannici per risolvere il problema delle automobili che non mi fanno attraversare la strada: "tirati su la maglietta e fai vedere le tette!". Così magari si fermerebbero.
Eppure ogni pedone ed ogni ciclista rappresentano un'auto in meno per strada, cioè meno traffico, meno rumore, meno inquinamento. Rispettiamoli. Grazie
Eppure ogni pedone ed ogni ciclista rappresentano un'auto in meno per strada, cioè meno traffico, meno rumore, meno inquinamento. Rispettiamoli. Grazie
Saturday, 8 October 2011
Internazionale a Ferrara
La scorsa settimana sono stata a Ferrara.
La rivista Internazionale ha organizzato un festival interessantissimo e io ho avuto la fortuna di ottenere anche un pass come blogger. Un week end di incontri con scrittori e giornalisti da tutto il mondo. Organizzati in luoghi particolarmente suggestivi nel centro di Ferrara: il Teatro Comunale, le piazzette del Castello Estense, la Biblioteca Ariostea, la Piazza Municipale, il chiostro di S. Paolo e quello piccolo di S. Paolo.
Io purtroppo sono riuscita ad andarci solo di sabato. Mi hanno accompagnato le mie amiche Sara e Paola. Il primo incontro a cui siamo riuscite a partecipare è stato al
Teatro Comunale, dove Jean-Hervé Bradol, della fondazione Crash, e un poliglotto David Rieff (non aveva bisogno di traduttore per rispondere alle domande postegli in italiano), giornalista americano, discutevano di aiuti umanitari e della necessità di raggiungere dei compromessi, molto spesso. Come quando uno deve farsi amica la mafia locale per poter avviare un progetto di cooperazione.
Abbiamo pranzato al chiostro di San Paolo, dove era stato allestito un curiosissimo Café de l'Europe, con piatti etnici e giornali da tutto il mondo disponibili per il pubblico.
Teatro Comunale, dove Jean-Hervé Bradol, della fondazione Crash, e un poliglotto David Rieff (non aveva bisogno di traduttore per rispondere alle domande postegli in italiano), giornalista americano, discutevano di aiuti umanitari e della necessità di raggiungere dei compromessi, molto spesso. Come quando uno deve farsi amica la mafia locale per poter avviare un progetto di cooperazione.
Abbiamo pranzato al chiostro di San Paolo, dove era stato allestito un curiosissimo Café de l'Europe, con piatti etnici e giornali da tutto il mondo disponibili per il pubblico.Nel primo pomeriggio c'era un incontro con i nuovi volti della letteratura africana.
Nella piazzetta all'interno del Castello Estense c'era un incontro con scrittori sud-americani, ai quali purtroppo non ho prestato molta attenzione perché l'audio non era il massimo, ero stanca e stavo troppo scomoda seduta per terra. Però c'è una foto sul numero di Internazionale in edicola questa settimana, in cui appariamo anche noi tre (io in realtà nascosta).
Pausa spritz e piadina con la salsiccia.
Poi di nuovo al cinema, dove Daria Bignardi ha intavolato un'interessantissima conversazione con tre tipi originali di Medici Senza Frontiere. Io avevo ancora in mente quel "You've done enough" di qualche ora prima, quindi ero un po' critica nei loro confronti. Però che vite interessanti. Spesso in giro, in vari luoghi del mondo, e amicizie sparse ovunque.
Giretto per le stradine illuminate di Ferrara ![]() |
Un sacco di eventi, impossibile assistere a tutti perché molti si sovrapponevano. Mi son persa Arundathi Roy, scrittrice indiana, che era presente la domenica. Beh, questo era il quinto anno del festival. Il che fa sperare che ce ne saranno molti altri. Ottima organizzazione, interessantissime conversazioni, con ospiti eccellenti, in una location da favola. Non mi resta che aspettare quello del prossimo anno.
Solitudine
Ma è giusto che i libri ci cambino l’umore? Se rallegrano mi va anche bene. Ma io ho da poco finito di leggere “La solitudine dei numeri primi”. E non è andata come mi aspettavo. E questo mi ha reso di pessimo umore. I libri ci dovrebbero rasserenare, no? O forse no. Magari è quello che speriamo, come dai film, speriamo che ci facciano sognare e sperare in una realtà più felice. Ma non lo devono fare per forza. E così ora sono triste. Ho iniziato a leggere Fabio Volo per farmi passare questa brutta sensazione. Ma già dopo tre pagine sono stanca.
Tuesday, 30 August 2011
la fine di un'amicizia
Poco tempo fa mi è capitato di litigare con un'amica per una stupidaggine (dal mio punto di vista).
La cosa mi ha lasciata un po' di stucco e un sapore amaro in bocca; non tanto per l'aver perso una persona con cui mi trovavo bene a chiacchierare e far festa, ma perché ha messo in dubbio la mia auto stima.
Se qualcuno non ha più voglia di passare del tempo con me, di confidarmi i suoi stati d'animo, di rendermi partecipe delle sue gioie e dei suoi dolori, allora forse è perché non me lo merito. Non ispiro confidenze. E la gente non sente il bisogno di stare con me.
Vabbè. In fondo sono una solitaria e io stessa non ho molto bisogno degli altri. Però mi capitano dei momenti in cui ho un coso sullo stomaco per la necessità di vedere gente amica, che mi apprezza e mi trova simpatica, con cui posso chiacchierare e stare serena. Al momento per fortuna ho di queste persone attorno. Speriamo di non litigare con tutti!!
La cosa mi ha lasciata un po' di stucco e un sapore amaro in bocca; non tanto per l'aver perso una persona con cui mi trovavo bene a chiacchierare e far festa, ma perché ha messo in dubbio la mia auto stima.
Se qualcuno non ha più voglia di passare del tempo con me, di confidarmi i suoi stati d'animo, di rendermi partecipe delle sue gioie e dei suoi dolori, allora forse è perché non me lo merito. Non ispiro confidenze. E la gente non sente il bisogno di stare con me.
Vabbè. In fondo sono una solitaria e io stessa non ho molto bisogno degli altri. Però mi capitano dei momenti in cui ho un coso sullo stomaco per la necessità di vedere gente amica, che mi apprezza e mi trova simpatica, con cui posso chiacchierare e stare serena. Al momento per fortuna ho di queste persone attorno. Speriamo di non litigare con tutti!!
Friday, 12 August 2011
Nudismo e altre libertà
Durante il mio viaggio in Tibet ho conosciuto una kiwi (così sono chiamati i neo-zelandesi dagli inglesi). Vent'anni, hippy del nuovo millennio, capelli rasati durante un corso di meditazione a Koh Samui (i rasta le facevano troppo caldo), scalza per la maggior parte del tempo (i cinesi restavano shoccati, mentre tra gli indiani si mimetizzava). Piedi nudi per essere a contatto con Madre Terra. E nudismo come senso estremo di libertà.
Un po' la invidio perché io sono proprio l'opposto. Pudica al massimo. Mi vergogno a farmi vedere anche da mia mamma. Non so se riuscirei mai ad andare in una spiaggia nudista. E l'unica volta che mi sono messa in topless ero su un materassino bene al largo. Scalza sì, quello sempre, in casa, a volte anche per strada. L'unica forma di libertà da abbigliamento che mi permetto.
A Lhasa, mentre Hilde e io ci siamo tatuate una stellina, lei sul piede, io sul collo, Emma (questo è il suo nome) si è impressa un fiore di loto tra i seni. Combattuta tra la voglia di dirlo al ragazzo e il desiderio di fargli una sorpresa al suo ritorno, un mese dopo, quando finalmente avrebbero potuto riunirsi carnalmente (non che fossero consumati dal desiderio perché comunque, avendo una relazione aperta, durante il periodo che vivevano separati erano liberi di intrattenere rapporti con altri e si raccontavano a vicenda delle avventure amorose che avevano). Ci raccontava del body-painting che faceva in Nuova Zelanda (ovviamente corpo completamente nudo), delle foto nudiste che faceva con Roby, il suo ragazzo, delle feste senza vestiti che faceva con i suoi amici. A Lhasa dividevamo la camera con Lee, un ragazzo inglese, e non aveva alcun problema a spogliarsi completamente anche davanti a lui. Ora mi è capitato di guardare alcune sue foto su facebook, anche lì nuda. Nuda lei e nudo il ragazzo. C'è una foto di Roby, nudo, con la torre Eiffel sullo sfondo. Lei e Roby nel deserto. Lei con una bella scritta sulla schiena, che sfoggia senza pensare minimamente di nascondere i seni capienti.
Ecco. Mi chiedo se questo sia sincera voglia di libertà o se sia esibizionismo. Perché a volte mi sembra portato all'estremo. Non è un po' poco rispettoso degli ospiti girare per casa nudi in loro presenza? O è solo un preconcetto derivante dalla mia educazione cristiana ultra-conservatrice?
Ah ah! Mi ero illusa di essermi un po' allargata di vedute dopo aver vissuto a Londra. Parlo schiettamente (o meglio, come un uomo) di qualsiasi argomento, sconvolgendo a volte le ragazze presenti e facendo ridere i maschietti. Mi scoccio se qualcuno mi dice che una donna che vomita o rutta fa schifo mentre per gli uomini questo è accettabile. Oppure che una donna che parla di sesso è deplorevole. Eppure sono qui a criticare una ragazza per la quale non ci sono limiti e che ama vivere come si sente, non accetta un lavoro che vada contro i suoi principi, e vive nell'amore e nel rispetto reciproco.
Vorrei io essere capace di fregarmene veramente di quel che dice la gente.
Un po' la invidio perché io sono proprio l'opposto. Pudica al massimo. Mi vergogno a farmi vedere anche da mia mamma. Non so se riuscirei mai ad andare in una spiaggia nudista. E l'unica volta che mi sono messa in topless ero su un materassino bene al largo. Scalza sì, quello sempre, in casa, a volte anche per strada. L'unica forma di libertà da abbigliamento che mi permetto.
A Lhasa, mentre Hilde e io ci siamo tatuate una stellina, lei sul piede, io sul collo, Emma (questo è il suo nome) si è impressa un fiore di loto tra i seni. Combattuta tra la voglia di dirlo al ragazzo e il desiderio di fargli una sorpresa al suo ritorno, un mese dopo, quando finalmente avrebbero potuto riunirsi carnalmente (non che fossero consumati dal desiderio perché comunque, avendo una relazione aperta, durante il periodo che vivevano separati erano liberi di intrattenere rapporti con altri e si raccontavano a vicenda delle avventure amorose che avevano). Ci raccontava del body-painting che faceva in Nuova Zelanda (ovviamente corpo completamente nudo), delle foto nudiste che faceva con Roby, il suo ragazzo, delle feste senza vestiti che faceva con i suoi amici. A Lhasa dividevamo la camera con Lee, un ragazzo inglese, e non aveva alcun problema a spogliarsi completamente anche davanti a lui. Ora mi è capitato di guardare alcune sue foto su facebook, anche lì nuda. Nuda lei e nudo il ragazzo. C'è una foto di Roby, nudo, con la torre Eiffel sullo sfondo. Lei e Roby nel deserto. Lei con una bella scritta sulla schiena, che sfoggia senza pensare minimamente di nascondere i seni capienti.
Ecco. Mi chiedo se questo sia sincera voglia di libertà o se sia esibizionismo. Perché a volte mi sembra portato all'estremo. Non è un po' poco rispettoso degli ospiti girare per casa nudi in loro presenza? O è solo un preconcetto derivante dalla mia educazione cristiana ultra-conservatrice?
Ah ah! Mi ero illusa di essermi un po' allargata di vedute dopo aver vissuto a Londra. Parlo schiettamente (o meglio, come un uomo) di qualsiasi argomento, sconvolgendo a volte le ragazze presenti e facendo ridere i maschietti. Mi scoccio se qualcuno mi dice che una donna che vomita o rutta fa schifo mentre per gli uomini questo è accettabile. Oppure che una donna che parla di sesso è deplorevole. Eppure sono qui a criticare una ragazza per la quale non ci sono limiti e che ama vivere come si sente, non accetta un lavoro che vada contro i suoi principi, e vive nell'amore e nel rispetto reciproco.
Vorrei io essere capace di fregarmene veramente di quel che dice la gente.
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