Saturday, 8 October 2011

Internazionale a Ferrara

La scorsa settimana sono stata a Ferrara. La rivista Internazionale ha organizzato un festival interessantissimo e io ho avuto la fortuna di ottenere anche un pass come blogger. Un week end di incontri con scrittori e giornalisti da tutto il mondo. Organizzati in luoghi particolarmente suggestivi nel centro di Ferrara: il Teatro Comunale, le piazzette del Castello Estense, la Biblioteca Ariostea, la Piazza Municipale, il chiostro di S. Paolo e quello piccolo di S. Paolo. Io purtroppo sono riuscita ad andarci solo di sabato. Mi hanno accompagnato le mie amiche Sara e Paola. Il primo incontro a cui siamo riuscite a partecipare è stato al
Teatro Comunale, dove Jean-Hervé Bradol, della fondazione Crash, e un poliglotto David Rieff (non aveva bisogno di traduttore per rispondere alle domande postegli in italiano), giornalista americano, discutevano di aiuti umanitari e della necessità di raggiungere dei compromessi, molto spesso. Come quando uno deve farsi amica la mafia locale per poter avviare un progetto di cooperazione. Abbiamo pranzato al chiostro di San Paolo, dove era stato allestito un curiosissimo Café de l'Europe, con piatti etnici e giornali da tutto il mondo disponibili per il pubblico.


Nel primo pomeriggio c'era un incontro con i nuovi volti della letteratura africana.

Dato il mio recente interesse per questo continente, ho approfittato del mio special pass da blogger per prendermi un posto in quarta fila. E qui si è verificato l'evento clou della mia giornata. Quando è stata l'ora delle domande dal pubblico, un ragazzo ha chiesto "Cosa dite che possiamo fare noi per voi?". La domanda ha provocato uno scroscio di risate. E probabilmente non era stata posta nel modo giusto, però era piuttosto pertinente. Anche perché la risposta è stata "Thank you, you've done enough". Grazie, avete fatto abbastanza. Il ragazzo si riferiva agli aiuti umanitari di cui avevamo sentito parlare proprio qualche ora prima. E questa risposta che mi ha colta un po' di sorpresa mi fa riflettere. In effetti, con quale pretesto ci imponiamo nelle loro città e nei loro villaggi? Cosa pensiamo di poter insegnare loro? Sanno meglio di noi come coltivare la loro terra o nutrire i loro animali. Sembra proprio un residuo del colonialismo, la nostra volontà di salvare il mondo, come se solo noi ne fossimo capaci. Non stiamo forse facendo più danni che bene, con questo nostro continuo intervenire? Non sono meno stupidi di noi, e hanno tutta la capacità di cavarsela da soli. Noi non facciamo altro che contribuire all'arricchimento dei loro governi corrotti.
Nella piazzetta all'interno del Castello Estense c'era un incontro con scrittori sud-americani, ai quali purtroppo non ho prestato molta attenzione perché l'audio non era il massimo, ero stanca e stavo troppo scomoda seduta per terra. Però c'è una foto sul numero di Internazionale in edicola questa settimana, in cui appariamo anche noi tre (io in realtà nascosta).
Pausa spritz e piadina con la salsiccia. Poi di nuovo al cinema, dove Daria Bignardi ha intavolato un'interessantissima conversazione con tre tipi originali di Medici Senza Frontiere. Io avevo ancora in mente quel "You've done enough" di qualche ora prima, quindi ero un po' critica nei loro confronti. Però che vite interessanti. Spesso in giro, in vari luoghi del mondo, e amicizie sparse ovunque. Giretto per le stradine illuminate di Ferrara


e di nuovo in una sovraffollata Piazza del Castello, dove per la prima volta ho sentito Jovanotti versione dj.

Interessante. Ma a quel punto noi eravamo particolarmente stanche e ce ne siamo tornate a casa.
Un sacco di eventi, impossibile assistere a tutti perché molti si sovrapponevano. Mi son persa Arundathi Roy, scrittrice indiana, che era presente la domenica. Beh, questo era il quinto anno del festival. Il che fa sperare che ce ne saranno molti altri. Ottima organizzazione, interessantissime conversazioni, con ospiti eccellenti, in una location da favola. Non mi resta che aspettare quello del prossimo anno.

Solitudine

Ma è giusto che i libri ci cambino l’umore? Se rallegrano mi va anche bene. Ma io ho da poco finito di leggere “La solitudine dei numeri primi”. E non è andata come mi aspettavo. E questo mi ha reso di pessimo umore. I libri ci dovrebbero rasserenare, no? O forse no. Magari è quello che speriamo, come dai film, speriamo che ci facciano sognare e sperare in una realtà più felice. Ma non lo devono fare per forza. E così ora sono triste. Ho iniziato a leggere Fabio Volo per farmi passare questa brutta sensazione. Ma già dopo tre pagine sono stanca.

Tuesday, 30 August 2011

la fine di un'amicizia

Poco tempo fa mi è capitato di litigare con un'amica per una stupidaggine (dal mio punto di vista).
La cosa mi ha lasciata un po' di stucco e un sapore amaro in bocca; non tanto per l'aver perso una persona con cui mi trovavo bene a chiacchierare e far festa, ma perché ha messo in dubbio la mia auto stima.
Se qualcuno non ha più voglia di passare del tempo con me, di confidarmi i suoi stati d'animo, di rendermi partecipe delle sue gioie e dei suoi dolori, allora forse è perché non me lo merito. Non ispiro confidenze. E la gente non sente il bisogno di stare con me.
Vabbè. In fondo sono una solitaria e io stessa non ho molto bisogno degli altri. Però mi capitano dei momenti in cui ho un coso sullo stomaco per la necessità di vedere gente amica, che mi apprezza e mi trova simpatica, con cui posso chiacchierare e stare serena. Al momento per fortuna ho di queste persone attorno. Speriamo di non litigare con tutti!!

Friday, 12 August 2011

Nudismo e altre libertà

Durante il mio viaggio in Tibet ho conosciuto una kiwi (così sono chiamati i neo-zelandesi dagli inglesi). Vent'anni, hippy del nuovo millennio, capelli rasati durante un corso di meditazione a Koh Samui (i rasta le facevano troppo caldo), scalza per la maggior parte del tempo (i cinesi restavano shoccati, mentre tra gli indiani si mimetizzava). Piedi nudi per essere a contatto con Madre Terra. E nudismo come senso estremo di libertà.
Un po' la invidio perché io sono proprio l'opposto. Pudica al massimo. Mi vergogno a farmi vedere anche da mia mamma. Non so se riuscirei mai ad andare in una spiaggia nudista. E l'unica volta che mi sono messa in topless ero su un materassino bene al largo. Scalza sì, quello sempre, in casa, a volte anche per strada. L'unica forma di libertà da abbigliamento che mi permetto.
A Lhasa, mentre Hilde e io ci siamo tatuate una stellina, lei sul piede, io sul collo, Emma (questo è il suo nome) si è impressa un fiore di loto tra i seni. Combattuta tra la voglia di dirlo al ragazzo e il desiderio di fargli una sorpresa al suo ritorno, un mese dopo, quando finalmente avrebbero potuto riunirsi carnalmente (non che fossero consumati dal desiderio perché comunque, avendo una relazione aperta, durante il periodo che vivevano separati erano liberi di intrattenere rapporti con altri e si raccontavano a vicenda delle avventure amorose che avevano). Ci raccontava del body-painting che faceva in Nuova Zelanda (ovviamente corpo completamente nudo), delle foto nudiste che faceva con Roby, il suo ragazzo, delle feste senza vestiti che faceva con i suoi amici. A Lhasa dividevamo la camera con Lee, un ragazzo inglese, e non aveva alcun problema a spogliarsi completamente anche davanti a lui. Ora mi è capitato di guardare alcune sue foto su facebook, anche lì nuda. Nuda lei e nudo il ragazzo. C'è una foto di Roby, nudo, con la torre Eiffel sullo sfondo. Lei e Roby nel deserto. Lei con una bella scritta sulla schiena, che sfoggia senza pensare minimamente di nascondere i seni capienti.
Ecco. Mi chiedo se questo sia sincera voglia di libertà o se sia esibizionismo. Perché a volte mi sembra portato all'estremo. Non è un po' poco rispettoso degli ospiti girare per casa nudi in loro presenza? O è solo un preconcetto derivante dalla mia educazione cristiana ultra-conservatrice?
Ah ah! Mi ero illusa di essermi un po' allargata di vedute dopo aver vissuto a Londra. Parlo schiettamente (o meglio, come un uomo) di qualsiasi argomento, sconvolgendo a volte le ragazze presenti e facendo ridere i maschietti. Mi scoccio se qualcuno mi dice che una donna che vomita o rutta fa schifo mentre per gli uomini questo è accettabile. Oppure che una donna che parla di sesso è deplorevole. Eppure sono qui a criticare una ragazza per la quale non ci sono limiti e che ama vivere come si sente, non accetta un lavoro che vada contro i suoi principi, e vive nell'amore e nel rispetto reciproco.
Vorrei io essere capace di fregarmene veramente di quel che dice la gente.

Wednesday, 22 June 2011

Il dialetto perduto

Tra qualche anno dovremo inserire il dialetto tra le materie scolastiche se vogliamo che si parli ancora. Perché i bambini di oggi sanno soltanto l'italiano. Il dialetto, uno dei nostri segni distintivi, un elemento importantissimo della nostra cultura, dalla musicalità unica, si sta perdendo.
Ai bambini di oggi si parla solo in italiano, perché, tanto, il dialetto "lo imparano lo stesso". Lo imparano da chi? I miei nonni sono andati a scuola 3 anni appena, l'italiano non lo sanno. Io l'ho imparato da loro. I nonni di oggi (dell'età dei miei genitori) si rivolgono ai nipotini in italiano.
Quando io parlo ad un bimbo in dialetto mi vien detto che "lo confondo". Lo confondo? E noi come abbiamo fatto a imparare entrambi? Sottovalutiamo notevolmente la loro intelligenza e la loro capacità di apprendere. Se abituati da piccoli, i bambini possono imparare 3-4 lingue senza difficoltà.
I miei cugini più piccoli, di 16 e 13 anni, capiscono il dialetto, ma non lo sanno parlare. Chi insegnerà il dialetto ai loro figli? "Tu"! mi hanno risposto. Beh, io farò del mio meglio, ma non posso da sola insegnare il dialetto a tutti. E già il dialetto che parlo io è molto blando rispetto a quello dei miei nonni.
Sarebbe un peccato se andasse perduto veramente.
Io dico: insegniamo ai bambini il dialetto, ché tanto l'italiano lo imparano lo stesso!

Friday, 10 June 2011

Maratona, come allenarsi

Ieri ho deciso che correrò la VeniceMarathon del 23 Ottobre. Le iscrizioni sono già chiuse, ma un ragazzo che ho incontrato durante la mia corsetta settimanale mi ha detto che una sua amica si è ritirata e potrei prendere il suo posto. Beh, a lui non l'ho ancora confermato, ma questa è l'idea insomma.
Bene.
Nel 2004, spinta da una mia amica che l'aveva fatto l'anno precedente, corsi la Maratona di New York. Beh, "corso" forse è una parola grossa. Feci metà percorso correndo e per il resto camminai. A 10km dalla fine volevo piangere. Non ero abbastanza allenata. Nei mesi precedenti non avevo seguito un programma preciso di allenamento (la mia amica mi aveva detto a grandi linee che avrei dovuto fare allenamenti abbastanza leggeri durante la settimana e lunghe corse una volta al mese circa). In più durante il mese di agosto me ne andai in vacanza e mi feci prendere dalla pigrizia.
Questa volta un amico ha promesso di accompagnarmi durante il training (ho bisogno di essere spronata in continuazione), anche se lui non correrà alla maratona perché boh, non c'ha voglia. E ho trovato questo sito, runners'world, che suggerisce un programma di preparazione su misura, in base all'allenamento esistente e alle ambizioni per la gara. Basta registrarsi, gratuitamente, al http://www.runnersworld.it/smartcoach_input.php.
C'è anche un programma per i principianti (http://www.runnersworld.it/attachments/2473/inizia%20a%20correre%20con%20rw.pdf), per chi non ha mai corso prima, e pratici consigli per chi vuole cimentarsi in questo sport, per perdere peso o sfogare lo stress. Molto interessante e "inspiring" a mio avviso.

Monday, 6 June 2011

tutti al mare!

Per una come me che già da qualche anno vorrebbe trovare finalmente il principe azzurro per poter svolgere uno dei compiti fondamentali riservati al genere umano (riprodurre) ma che suo malgrado non riesce a concludere un fico secco, forse andare al mare a giugno in una zona preferita da giovani famiglie è un po' come tirarsi la zappa sui piedi.
Sono stata a Marina Romea (Ravenna) per il ponte del 2 Giugno. I miei genitori mi avevano chiesto di prenotare per loro un albergo in quella zona. Poiché una tripla costava tanto quanto una doppia, ho deciso di aggregarmi a loro. Adoro il mare, perché rinunciare?
E così con i miei mamy e papy me ne stavo in spiaggia con altri mamy e papy più giovani di me con i loro bimbetti. Un po' deprimente, ma mi ficcavo i miei auricolari nelle orecchie, Killers a palla, e mi godevo il sole e le onde. Non ho potuto però non intenerirmi alla vista dei giovani papà che giocavano in acqua con i loro figlioletti.
Già mi eccito al pensiero del giorno in cui anch'io potrò ammirare il mio ometto che gioca con un bimbetto... Evvai!!